Consulente investimenti: se lavora in banca, evitalo!

Consulente per investimenti, se lavora in banca evitalo - Cover articolo ADifesa

Il consulente investimenti della banca? Non sempre conviene. Ecco perché

Il consulente investimento della banca lavora per la banca, non per te. Scopri come proteggere i tuoi risparmi grazie a ADifesa.

CONSULENTE DIPENDENTE CONSULENTE INDIPENDENTE Come guadagna? Commissioni sui prodotti venduti Compenso dal cliente Cosa propone Prodotti della banca Soluzioni adatte alle tue esigenze Quanto costa? Costi spesso poco visibili Costo trasparente Quando conviene? Se ti fidi della banca Se vuoi evitare conflitti di interesse A chi risponde? Alla banca Al cliente

Se in questo momento hai dei risparmi fermi sul conto, probabilmente stai vivendo in uno stato di perenne ansia.

Da un lato c’è l’inflazione che, zitta zitta, si mangia il potere d’acquisto dei tuoi soldi ogni giorno. Dall’altro c’è il muro di gomma della finanza: concetti oscuri, grafici incomprensibili e la fastidiosa sensazione che – qualunque mossa tu faccia – ci sia qualcuno pronto a guadagnarci sopra. Tranne te. 

Ed è proprio in questo momento di massimo smarrimento che, puntuale come le tasse, arriva la telefonata: «Pronto? Sono il tuo consulente investimenti in banca. Avrei un’opportunità perfetta per te».

Ecco tu ti fidi, vai in filiale, firmi un faldone di carta che sembra l’elenco telefonico e torni a casa pensando di aver messo i risparmi al sicuro.

Ma siamo sicuri che quella persona stia facendo davvero i tuoi interessi? Spoiler: non succede quasi mai.

In banca ci sono venditori o consulenti?

Mettiamoci comodi e sfatiamo subito il primo grande mito. La persona gentile ed elegante che ti accoglie nell’ufficio della filiale con un sorrisone, è – sì – un consulente finanziario. Ma è prima di tutto un dipendente della banca.

Un dipendente della banca che ha un compito ben preciso, ossia: venderti qualcosa.

Come sai bene, le banche non sono istituti di beneficenza; sono aziende che devono registrare dei guadagni. E quel professionista che ti propone la soluzione migliore ha dei target mensili da raggiungere, budget commerciali e una lista di prodotti ‘della casa’ che deve assolutamente piazzare per far quadrare i conti della direzione generale. 

Considera che esiste addirittura un fenomeno che si chiama “mal di budget”: una forma di burn out, di stress da lavoro, causato dalle continue pressioni che ricevono i dipendenti bancari per vendere prodotti finanziari. E solo nel 2025 le denunce di pressioni sono aumentate del 50%.

Ecco, quindi, chi hai davanti. Un venditore che deve chiudere un contratto. E poco importa se quel fondo comune specifico (che sembrerebbe tanto perfetto per te) non è adatto alle tue esigenze. Se questo mese l’ordine dall’alto è di vendere quel fondo, il consulente bancario ti proporrà quel fondo.

Preparati a investire in fondi costosi

Abbiamo parlato di fondi comuni di investimento non a caso. Quando accetti i consigli della banca, infatti, i tuoi risparmi finiscono quasi sempre nei cosiddetti fondi comuni a gestione attiva.

Ora tu senti gestione attiva, e già pensi a un team di geni della finanza che lavora giorno e notte per far fruttare il tuo denaro. Il che è effettivamente quello che succede, se non fosse che i costi di gestione sono in media molto alti.

Considera che, in Italia, questi fondi hanno costi di gestione annui che si aggirano mediamente intorno all’1.5% e il 2.5%. Alcune categorie (fondi flessibili, fondi di fondi) arrivano tranquillamente al 3% o oltre.

Poi ci sono le commissioni di ingresso – fino al 3-5% della cifra che investi. Poi le commissioni di performance. E, in alcuni casi, pure le commissioni di uscita, se decidi malauguratamente (per loro!) di andartene prima del previsto.

Non solo! Questi costi vengono sottratti direttamente dal valore del fondo – giorno per giorno. La maggior parte delle persone non se ne accorge nemmeno.

La banca guadagna su i tuoi investimenti

La banca guadagna sui tuoi investimenti attraverso un meccanismo che si chiama retrocessione

Funziona così: la società che ha creato il fondo prende le commissioni che paghi e ne gira una parte alla banca che te l’ha venduto. Così ogni anno, finché i tuoi soldi restano lì dentro.

Per le banche si tratta di un incentivo, che li spinge a tenerti dentro quei prodotti il più a lungo possibile – indipendentemente da come stanno andando.

Secondo l’European Fund Fee Study di Morningstar, l’Italia ha i costi medi più alti in Europa per i fondi attivi: 1.42% annuo, contro una media europea dell’1.17% e lo 0.86% del Regno Unito.

E non è un caso: il sistema delle retrocessioni in Italia è così radicato che quando l’Unione Europea ha provato a vietarle (nell’ambito della Retail Investment Strategy) le lobby bancarie italiane hanno fatto muro.

ETF vs Fondi comuni di investimento

Sì, okay, ma cosa cambia tra fondi comuni a gestione passiva (gli ETF, appunto) e i fondi a gestione attiva?

Come già dicevamo, un fondo comune a gestione attiva ha un team di gestori che ogni giorno decidono quali titoli comprare e vendere, cercando di fare meglio del mercato (battendolo).

Tutto questo lavoro ha un costo. E quel costo, come abbiamo visto, lo paghi tu.

Un ETF (acronimo di Exchange Traded Fund, fondo indicizzato quotato in borsa) funziona in modo completamente diverso. Non c’è nessun gestore che prende decisioni: il fondo si limita a replicare automaticamente un indice di mercato, come il FTSE MIB o lo S&P 500. 

Insomma, senza un team che ci sta dietro, i costi scendono di molto; sono bassissimi. 

Ora la logica vorrebbe che pagare di più significhi ricevere di più. E che, se il gestore è bravo, batterà il mercato e giustificherà le commissioni alte. Peccato che i dati dicano esattamente il contrario.

Secondo il rapporto SPIVA di S&P Global, uno studio che dal 2002 monitora le performance dei fondi attivi rispetto ai loro indici di riferimento, nell’arco di dieci anni la maggior parte dei fondi a gestione attiva non riesce a fare meglio del proprio benchmark. Per i fondi azionari globali venduti in Italia, la percentuale dei fondi che non performano arriva al 98%.

Questo cosa significa? Significa che stai pagando il 2% annuo per affidarti a qualcuno che, nella quasi totalità dei casi, avrebbe fatto meglio a non fare nulla.

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E molti ignorano il questionario MiFID

C’è un altro punto da considerare. Prima di venderti qualsiasi prodotto finanziario, il consulente (di banca o indipendente) è obbligato per legge a farti compilare un questionario.

Si chiama questionario MiFID che serve a stabilire il tuo profilo di rischio: quanto sei disposto a perdere, in quanto tempo hai bisogno dei tuoi soldi, quanta esperienza hai con gli investimenti.

In teoria il questionario dovrebbe guidare ogni scelta successiva. Nella pratica, però, capita spesso che il consulente (impiegato di banca, lo ricordiamo) scelga di ignorarlo. Del resto è la via più semplice per venderti prodotti di investimento che non sono adatti a te.

Eppure, ignorare il profilo di rischio di un cliente è una violazione diretta della normativa MiFID II. Una violazione che ha conseguenze concrete, sia per te cliente (che rischi di perdere molti più soldi di quanto puoi permetterti) e per la banca (che è tenuta a rimborsarti le perdite, se riesci a dimostrare la sua colpevolezza).

Il problema è sempre lo stesso. I consulenti finanziari di banca sono, prima di tutto, venditori. Il che non vuol dire che siano spietati; vuol dire che devono seguire le direttive della banca. E alla banca – di tutelarti – non gliene importa niente.

P.S. Se ti senti “fregato”, c’è ADifesa

Se dopo aver letto questo articolo stai guardando i tuoi rendimenti con occhi diversi, probabilmente hai buone ragioni.

È per questo che conviene associarsi a ADifesa.  I nostri esperti, infatti, possono analizzare il tuo contratto di investimento e verificare se ci sono state violazioni tipo:

  • profilo di rischio ignorato
  • prodotti inadeguati
  • costi mai dichiarati
  • conflitto di interessi
  • etc.

Se ci sono gli estremi per farlo, è ADifesa che si occupa direttamente di richiedere il rimborso. Come puoi leggere tu stesso sulla nostra pagina di testimonianze reali, alcuni dei rimborsi che abbiamo ottenuto hanno superato i 100mila euro.

Non serve essere un esperto di finanza per difenderti; basta associarsi! Puoi farlo qui: la quota di iscrizione è di 20 euro all’anno.

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