Recupero crediti aggressivo, cosa è legale e cosa no?

Recupero crediti aggressivo, non è sempre legale - Cover articolo ADifesa

Recupero crediti aggressivo: cosa può (e no) può fare chi ti contatta

Recupero crediti aggressivo? Riconosci le minacce, rispondi, reagisci e non farti intimidire. Leggi l’articolo per i nostri consigli

Recupero crediti aggressivo, non è sempre legale - Cover articolo ADifesa

È chiaro, il recupero crediti aggressivo non sarà di certo una persecuzione. Né una molestia. Perché non troverai nessuno che ti segue per strada (per fortuna!) né qualcuno che ti tormenta ogni notte. 

Ma il tono, le frasi e le parole usate possono comunque suonare come minacciosi. E basta poco – anche un debito di poche decine di euro – per farti passare notti in bianco a rigirarti la stessa frase in testa.

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente hai già vissuto qualcosa del genere. E la prima cosa che devi sapere è questa: non tutto quello che ti dicono è vero, e non tutto quello che ti fanno è legale.

Ma dove passa il confine? Vediamolo qui.

Quando il recupero crediti ti minaccia

Partiamo dalla domanda più gettonata. Le società di recupero crediti possono minacciarti? Ecco, chiariamo subito che no, non possono. O – per lo meno – non nel senso in cui lo intendi tu.

Tieni conto che il compito di una società di recupero crediti, e quindi degli operatori che ti contattano, in sostanza è:

  • ricordarti che il debito esiste
  • informarti delle conseguenze legali possibili (un pignoramento, per esempio, se si arriva in tribunale)
  • sollecitarti al pagamento

Il che è legittimo. 

È vero però che, talvolta, il recupero crediti fa il passo più lungo della gamba.

Capita, per esempio, che ti dicano che rischi il carcere per un debito civile – cosa che, in Italia, semplicemente non esiste. O che ti parlino di un pignoramento «già in corso», quando in realtà nessun giudice ha ancora deciso nulla. O che ti richiamino tre volte nello stesso giorno anche se hai già risposto.

Casi diversi, sì, ma che hanno un tratto in comune: ti stanno raccontando una conseguenza più grave, più imminente o più certa di quella reale. E così ti mettono sotto pressione.

È una minaccia questa? In qualche modo sì.

Certo non si potrà definire una molestia, non riceverai minacce esplicite né subirai violenza verbale (tutte cose per cui si rischiano conseguenze penali). 

Il punto, però, è un altro: distinguere quello che è vero da quello che ti viene detto solo per spaventarti. E per farlo aiuta sapere con precisione cosa la legge permette a chi ti contatta, e cosa no.

Vediamolo nel dettaglio. 

Cosa NON possono fare le società di recupero crediti

Passiamo alle cose che, invece, sono proprio vietate. Qui il confine è più netto.

Chi ti contatta per un debito NON può:

    • Parlarne con i tuoi vicini, colleghi o parenti. Il tuo debito riguarda te, non chi ti sta accanto.
    • Presentarsi a casa tua senza preavviso e senza un titolo esecutivo in mano (cioè un documento che dia loro il diritto di farlo, non una semplice lettera di sollecito).
    • Farsi passare per un ufficiale giudiziario o per le forze dell’ordine. Se chi ti chiama si presenta così, chiedigli un documento. Ha l’obbligo di mostrartelo.
  • Chiederti più soldi di quelli che devi davvero. Capita, e non è un errore di calcolo: è una tattica.
  • Continuare a scriverti o chiamarti dopo che hai comunicato, per iscritto, di voler parlare solo tramite un legale.

Se una di queste cose ti è già successa, tienilo a mente. Perché non si può definire ordinaria amministrazione del recupero crediti.

È un passo oltre il limite, e va segnalato. Ricorda che non dovresti mai subire in silenzio dei sorprusi.

Davvero il recupero crediti può chiederti più del dovuto?

Purtroppo sì, succede che il recupero crediti ti chieda più del dovuto. A volte – persino per un debito di pochi euro – capita di vedersi aggiungere penali e commissioni che arrivano a raddoppiare (o triplicare, quadruplicare) la cifra di partenza. Senza, per altro, che venga mai indicato con chiarezza da dove arrivi ogni voce. 

La buona notizia è che questi importi si possono contestare. Insomma, hai il diritto di chiedere un conteggio dettagliato: quant’è il debito originario, quanto sono gli interessi, quanto le spese di gestione, e su quale base vengono calcolate.

Se chi ti contatta non riesce a scomporre la cifra in modo chiaro, quella cifra va messa in discussione. 

Pensa che succede persino con gli istituti di credito. Nell’ambito dei prestiti bancari, per esempio, è facile che per l’estinzione anticipata del debito ti vengano chiesti molti più soldi di quelli che dovresti pagare.

La nostra associazione, ADifesa, è specializzata in casi simili. Un’analisi accurata dei contratti, e dei conteggi estintivi, può smascherare in poco tempo una banca che prova a fare la furba.

Come si risponde a un recupero crediti aggressivo?

La tentazione, quando ti chiamano con quel tono, è alzare la voce. Capita, è umano.

Ma non serve a niente, se non a farti sentire peggio dopo. Quello che invece funziona è spostare tutto sul piano formale. Al telefono, sotto pressione, parti già in svantaggio: chi ti chiama lo fa di mestiere, tu no. Meglio, allora, scrivere.

Ecco, per esempio, una risposta che funziona per iscritto:

«Ho ricevuto la vostra comunicazione. Vi chiedo di inviarmi, per iscritto, il conteggio dettagliato del debito, la documentazione che ne attesta l’origine, e il mandato che vi autorizza a recuperarlo per conto del creditore originario.»

Sono cose che, in genere, è il tuo avvocato a chiedere. Ma puoi iniziare da lì, anche in autonomia. Resta comunque un ottimo punto di partenza. Del resto, se non ti danno quello che chiedi, hai già capito con chi hai a che fare.

Attenzione: ignorare le richieste è controproducente!

Quello che non conviene MAI fare è ignorare le richieste. Quindi sparire, far finta che non siano mai arrivate. 

Non conviene perché – come puoi immaginare – ignorare il recupero crediti non cancella il debito. E mentre tu non rispondi, il debito continua a maturare interessi. Allora succede magari che chi ti contatta decide che vale la pena insistere, per cui il passo successivo sarò il ricorso a un legale – e da lì, a un decreto ingiuntivo.

Senza contare che il silenzio non ti protegge nemmeno dagli errori altrui. Se ti contestano una cifra sbagliata e tu non dici nulla, quella rischia comunque di lievitare ancora. 

Sono problemi che prima o poi dovrai affrontare, e che si complicano prima di quanto pensi.

Una guida completa sulla nostra Area Riservata

Fin qui abbiamo distinto cosa è lecito da cosa non lo è. Ma come puoi immaginare la teoria, da sola, non basta quando hai davvero un debito da gestire.

È anche per questo che abbiamo pubblicato, nella nostra area riservata, una guida completa che va oltre quello che abbiamo visto qui. Una guida che ti spiegherà:

  1. quali sono le strategie concrete per gestire e difenderti dalle pratiche aggressive;
  2. come rispondere punto per punto alle obiezioni più comuni delle agenzie di recupero;
  3. e come chiudere un debito con un saldo e stralcio, lasciandoti alle spalle le pressioni del recupero credito.

La guida è riservata agli iscritti di ADifesa.

E non è l’unica! Sull’area riservata troverai anche altri contenuti come il tutorial per scovare eventuali segnalazioni in CRIF (e contestarle!), la guida per evitare che un debito isolato si trasformi in sovraindebitamento e lo strumento per contestare gli addebiti che ritieni illeciti.

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    Alcune domande più frequenti

    1) Cosa non possono fare le società di recupero crediti?

    Non possono presentarsi a casa tua senza un titolo esecutivo, né farsi passare per ufficiali giudiziari o forze dell’ordine (se lo fanno, chiedigli un documento, sono obbligati a mostrartelo). Non possono parlare del tuo debito con vicini, colleghi o parenti. Non possono chiamarti in modo ossessivo o a orari assurdi, né chiederti di pagare un debito ormai prescritto. E se hai già chiesto – per iscritto – di parlare solo tramite un legale, devono fermarsi lì.

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    2) Come denunciare un recupero crediti aggressivo?

    Dipende da cosa è successo. Se ci sono minacce vere e proprie, puoi rivolgerti alle forze dell’ordine. Se i tuoi dati sono stati condivisi con persone non autorizzate, la segnalazione va al Garante Privacy. Se il creditore originario è una banca o una finanziaria, puoi rivolgerti all’Arbitro Bancario Finanziario. In ogni caso, conserva tutto: orari delle chiamate, messaggi, nomi di chi ti ha contattato. Senza tracce concrete, è la tua parola contro la loro. 

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    3) Un recupero crediti può pignorare lo stipendio?

    Da sola, no. Un operatore al telefono non ha nessun potere di pignorarti nulla: può solo sollecitarti al pagamento. Il pignoramento arriva solo dopo un percorso preciso (causa, decreto ingiuntivo, e poi l’intervento di un ufficiale giudiziario) e comunque entro un limite massimo, di norma un quinto dello stipendio. Se chi ti chiama al telefono ti dice qualcosa tipo «domani mandiamo il pignoramento» o «arriva l’ufficiale giudiziario questa settimana», probabilmente sta mentendo.

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    4) Cosa succede se non rispondo al recupero crediti?

    Dipende da quanto vale il debito. Per cifre piccole, spesso davvero non succede molto: i costi di un’azione legale superano il debito stesso, quindi molte pratiche restano lì, ferme. Per cifre più consistenti, invece, il rischio è concreto: prima o poi arriva una raccomandata o una PEC, e da quel momento i tempi per difenderti si stringono. La differenza tra le due situazioni non sempre è chiara da fuori – motivo in più per non ignorare a prescindere, ma valutare caso per caso. 

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