Non farti schiacciare dalle perdite finanziarie. Scopri ora come uscire da un investimento in perdita.

Hai investito i tuoi risparmi e andava tutto bene. Ma poi hai iniziato a vedere il segno meno, sulla schermata dei tuoi rendimenti. E hai sentito che, insieme a quei soldi, stavi perdendo pure un pezzetto della tua serenità e dei sacrifici che hai fatto per mettere da parte dei risparmi.
Gli investimenti in perdita sono sempre uno shock emotivo. Ma attenzione: non si possono gestire con emotività. Per questo esistono diverse strategie di reazione in caso di perdita finanziaria, strategie che quasi mai ti spingono a vendere tutto.
In questo articolo vediamo insieme come uscire da un investimento in perdita e salvare la pelle. Ma soprattutto come tutelarsi quando la perdita non è esattamente legittima.
Continua a leggere per saperne di più.
Cosa fare con gli investimenti in perdita?
La reazione istintiva – lo sappiamo – è scappare. Che in ambito finanziario quasi sempre significa vendere. Vendere i titoli nel portafoglio. È la strada giusta? Calma. Procediamo con calma.
Perché la finanza ha regole feroci. Per esempio: quando vendi un investimento in perdita, è in quel momento che perdi davvero. Nella vendita, la perdita diventa reale.
In altre parole, finché il titolo resta nel tuo portafoglio, la perdita è (più o meno) soltanto un numeretto rosso. Che può ritornare verde però, e seguire un’inversione di rotta, un’impennata improvvisa o anche una crescita lenta ma evidente.
In quella fase si può parlare di perdita potenziale, o non realizzata. Ed è un valore dinamico: se il mercato si riprende, la quotazione del titolo risale; la perdita potenziale può facilmente trasformarsi in un guadagno.
Quando vendi, perdi. Perché – a quel punto – è come se accettassi di bloccare, fissare, il valore in ribasso di quel titolo. Vendi e accetti la differenza negativa tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita.
Certo, è chiaro: una volta venduto il titolo torna liquido, ti viene accreditato sul conto in forma di denaro spendibile. Ma la quantità di denaro è inferiore, più bassa, a quella che hai investito all’inizio per comprare quel titolo.
La perdita potenziale alla fine si realizza. Diventa così una perdita realizzata.

Dunque, cosa fare concretamente? Non esiste una risposta univoca per questa domanda. Piuttosto – per capire come muoverti – dovresti prima chiederti queste tre cose:
- Perché ho comprato questo titolo?
Se le ragioni per cui avevi investito sono ancora valide e l’azienda (o il fondo) è solida, allora la perdita potrebbe essere solo un rumore di fondo del mercato. Ma se i presupposti sono cambiati, restare aggrappati a un investimento che affonda è il primo passo verso il disastro.
- Qual è il mio orizzonte temporale?
Se quei soldi ti servono tra due mesi per cambiare l’auto o per pagare il mutuo, hai tempi strettissimi. In altre parole, non puoi aspettare che il titolo o il fondo torni a rendere. Ma se, invece, quei soldi non ti serviranno per i prossimi dieci anni, puoi permetterti di ignorare il numeretto in rosso.
- Quanto mi sta costando restare fermo?
In finanza (anzi, soprattutto in finanza) ci si affida al concetto di costo opportunità. L’opportunità offerta da un investimento va valutata in relazione ai costi e viceversa. Nel caso specifico, tenere i soldi bloccati in un fondo che perde costantemente significa perdere l’occasione di investirli in qualcosa che invece corre. Ne vale la pena?
In definitiva, decidere se restare o uscire è comunque una questione di calcolo. Calcolo tuo, personale – che dovrai fare con o senza il supporto di un consulente.
Il punto è sempre uno: bisogna che tu comprenda bene i tuoi stessi obiettivi e le tue necessità, nel modo più trasperente e onesto possibile. Perché il passo successivo è di strategia, e la strategia è efficace solo se costruita su misura.
Exit strategy per investimenti in perdita
Detto questo, è chiaro che sì: da un investimento puoi (e devi, se lo vuoi) uscire.
Le exit strategy, come vengono definite dagli esperti del settore, sono percorsi già ben definiti, nonché sperimentati e testati, che possono aiutarti a riprendere il controllo dei tuoi investimenti.
A questo punto, insomma, si tratta di scegliere la strada più adatta alla tua situazione specifica, e di valutare quanto spazio di manovra ti è rimasto.
Vediamo insieme le opzioni disponibili.
1. Lo stop loss, o punto di rottura
Lo stop loss (che letteralmente significa «ferma la perdita») è un ordine automatico da impartire alla banca o alla piattaforma di investimento.
In sostanza, si tratta di stabilire in anticipo un prezzo limite oltre il quale non si dovrebbe scendere. Se il valore del tuo investimento diminuisce fino a toccare quel prezzo, il sistema vende tutto in automatico, senza chiederti ulteriore conferma.
Facciamo un esempio. Hai comprato un’azione o un fondo a 100 euro. In quel momento decidi che non vuoi perdere più del 10% del tuo capitale, per cui imposti lo stop loss a 90 euro. A quel punto, se il mercato crolla e il titolo tocca quel prezzo, la banca vende in automatico.
È una sorta di freno d’emergenza, ma anche un modo per togliere la componente emotiva dal tuo processo decisionale. Per evitare che tu venda tutto in preda all’ansia.
2. Lo switching per cambiare strumento
Fare switching (che in inglese significa letteralmente «scambio» o «cambio») vuol dire chiudere un investimento che sta andando male per spostare immediatamente quel capitale su un altro investimento – solitamente della stessa società di gestione o della stessa banca.
Per questo viene anche definito, in gergo, un «cambio di cavallo». Perché, di fatto, cambi strumento di investimento, pur liberandoti dei titoli in perdita.
Spesso – tra l’altro – questa operazione costa meno rispetto a vendere tutto e ricomprare da zero, perché molte banche prevedono delle commissioni agevolate per chi passa da un fondo all’altro della stessa ‘famiglia’.
Ovviamente non devi mollare un fondo che perde per investire in un altro fondo che perde. Lo switching ha senso solo se passi da un investimento in perdita (o sbagliato per le tue esigenze) a uno che rispetti davvero il tuo profilo di rischio e i tuoi obiettivi.
Ma questo è un punto che approfondiremo più sotto.
3. L’uscita parziale dall’investimento
L’uscita parziale consiste – come puoi intuire dal nome – nel vendere solo una parte dei titoli o delle quote del fondo che hai in portafoglio, anziché chiudere l’investimento del tutto.
Si tratta di una scelta intermedia, che comunque ti aiuta a ridurre l’esposizione al rischio e senza abbandonare completamente i tuoi obiettivi iniziali.
A volte, infatti, la situazione di incertezza risulta davvero penalizzante – e va ben oltre il semplice stato d’ansia. In quel caso è sempre meglio limitare i danni.
Vendendo una parte dei titoli recuperi liquidità che puoi reinvestire meglio e riduci il livello di preoccupazione, il tutto tenendo in piedi un investimento che – in fin dei conti – potrebbe andare meglio in futuro.
Ma perché stai perdendo? Se la perdita è sospetta
A questo punto, però, dobbiamo fermarci un istante. Finora abbiamo parlato di strategie, di calcoli, di mercati che scendono… Ma c’è una domanda ancora più importante che dovresti farti, ed è una domanda scomoda. Perché stai perdendo più di quanto riesci a sostenere?
Siamo abituati a pensare che perdere soldi in un investimento faccia parte del gioco, il che in parte è vero: non esistono investimenti senza rischi.
Ma non consideriamo quasi mai che la perdita deve essere sostenibile. Ciascuno di noi rientra in un profilo di rischio, che spiega quanto possiamo perdere e per quanto tempo. E quel profilo di rischio va rispettato.
Ma cosa succede se non succede?
Ecco, in quel caso, dietro un investimento che brucia i tuoi risparmi, c’è – in qualche modo – un peccato originale. Un errore (intenzionale o meno) di chi avrebbe dovuto consigliarti e proteggerti.
Quando hai affidato i tuoi risparmi al consulente bancario, hai infatti stabilito un rapporto professionale regolato da norme molto precise.
La legge, del resto, impone al consulente l’obbligo di proporti esclusivamente investimenti che siano coerenti con la tua situazione finanziaria e i tuoi obiettivi. Questo principio si basa sul tuo profilo di rischio.
Profilo di rischio che è, appunto, un documento legale che riassume la tua reale capacità di sopportare eventuali perdite nonché il tuo livello di conoscenza dei mercati.
Se hai dichiarato di essere un risparmiatore prudente, il cui obiettivo principale è la protezione del capitale versato, è un controsenso ritrovarsi oggi con un fondo che registra perdite del 20% o del 30%. Non credi?
Allo stesso modo, se non possiedi competenze tecniche specifiche, la banca non avrebbe dovuto permetterti di acquistare prodotti finanziari complessi, che presentano rischi spesso difficili da valutare anche per gli addetti ai lavori.
Se questo è accaduto, la tua profilazione – semplicemente – non è stata rispettata. E questo succede (spesso, purtroppo) quando affidi i tuoi risparmi a consulenti finanziari che dipendono da un banca.
Perché un consulente dipendente deve rispondere prima di tutto agli obiettivi di vendita della propria banca. Per cui spesso ti suggerisce prodotti che sono convenienti per la banca, ma non per te.
Il tuo consulente è stato corretto?
Purtroppo, accade più spesso di quanto si pensi. A volte il consulente della banca agisce più come un venditore che come un professionista. Ti propone il fondo della banca o il prodotto del mese perché deve raggiungere i suoi obiettivi di vendita, non i tuoi obiettivi di vita.
Se senti che la tua perdita è sospetta, prova a farti queste domande:
- Hai compilato un questionario MiFid?
- Ti sono stati spiegati chiaramente i rischi, prima di firmare?
- Il prodotto che hai comprato, rispecchia davvero la tua tolleranza al rischio?
- Che tipo di soluzioni ti ha proposto il consulente?
Vedi, se il tuo profilo di rischio non è stato rispettato, quella perdita che ti mette ansia fa bene a metterti ansia. Perché sei stato esposto a un rischio troppo grande, e chi ti ha assistito ha violato la legge.
In questi casi, la soluzione non è l’exit strategy. La soluzione è chiedere giustizia. Se la banca ti ha profilato male o ti ha spinto verso un investimento inadeguato, hai tutto il diritto di contestare l’operazione e chiedere il rimborso di quanto hai perso.
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Non restare a guardare mentre i tuoi risparmi svaniscono per colpa di un consiglio sbagliato. La banca ha i suoi avvocati, ma tu hai ADifesa.
Se pensi che il tuo profilo di rischio sia stato ignorato o che ti abbiano spinto verso un investimento inadeguato, non incassare il colpo in silenzio: agisci. Abbiamo già aiutato centinaia di risparmiatori come te a smascherare le irregolarità degli istituti di credito e a ottenere il rimborso di quanto ingiustamente perso.
Il tempo è un fattore cruciale. Ogni giorno che passa è un’opportunità in meno per far valere i tuoi diritti. Non permettere che un errore professionale della banca diventi il tuo fallimento finanziario.
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