Quando la revoca del fido diventa un abuso

Quando la revoca del fido diventa un abuso

Revoca del fido: e se il debito richiesto fosse falso? Scopri come le banche usano l’anatocismo per gonfiare i conti.

Quando la revoca del fido diventa un abuso - Copertina Articolo di ADifesa

Se sei il titolare di una piccola o media impresa, capirai lo scenario che ti sto descrivendo. Quel senso di oppressione che ti prende allo stomaco quando apri la posta e trovi una raccomandata (o una PEC) da parte della banca.

Una lettera fredda, scritta in un legalese che sembra fatto apposta per non farti capire nulla. Se non una, il suo messaggio chiarissimo: «Entro 15 giorni deve restituire il suo fido bancario».

In quel momento ti crolla addosso il mondo. Perché quei 50mila o 100mila euro di fido per te non erano solo ‘soldi extra’. Erano la linfa vitale della tua azienda. Che ti aiutavano a pagare i fornitori, a versare gli stipendi il 27 del mese, a pagare l’IVA.

Eppure ti vengono tolti così, dalla sera alla mattina, perché la banca ha bisogno di gestire il rischio. Pure se la tua azienda rischia ora di chiudere per sempre.

Il ‘diritto’ di revoca del fido

I consulenti bancari lo ripetono fino allo sfinimento. «Noi abbiamo il diritto di recedere, è scritto nel contratto!». Ed è vero. È scritto lì, sul documento che hai firmato. Un diritto bancario chiamato recesso ad nutum, che – in parole povere – vuol dire ‘a nostro piacimento’.

Del resto, le banche propongo ai clienti contratti su misura in cui sembra che possano fare il bello e il cattivo tempo. Ma tieni a mente questa cosa che in filiale non sentirai mai: la firma su un contratto non dà alla banca il permesso di calpestare la tua azienda.

Esiste un principio superiore, che sta sopra ogni riga piccola scritta in fondo ai moduli bancari. Possiamo definirlo buona fede, ma è molto più di questo. La legge dice che i contratti vanno eseguiti con correttezza. Se la tua azienda è sempre stata regolare, se hai sempre pagato gli interessi e non ci sono stati disastri improvvisi, la banca non può svegliarsi una mattina e staccare la spina solo perché è cambiato il direttore o perché devono ‘pulire i bilanci’ in vista di un’ispezione europea.

Quando la banca agisce in modo improvviso, arbitrario e senza una vera giustificazione, non sta esercitando un diritto; sta compiendo un abuso.

→ Un altro articolo che può aiutarti: Revoca del fido, cosa fare? I consigli di ADifesa

E se la revoca del fido nascondesse un inghippo?

Ti sei mai chiesto perché la banca, dopo anni di silenzio, improvvisamente pretende tutto e subito? Spesso non è una questione personale, ma una fredda strategia di bilancio. Il problema è che – nella fretta di recuperare il credito – la banca dà per scontato che la cifra scritta sul suo terminale sia quella corretta. Lo è? Non sempre.

L’esperienza in ADifesa ci ha insegnato che quel numero (che è poi il debito residuo) va considerato più che altro come un punto di partenza. Vale a dire: il debito che la banca ti chiede di saldare NON è una verità assoluta. Soprattutto quando si parla di conti correnti affidati.

In molti casi, anzi, la richiesta di rientro immediato finisce per ‘cristallizzare’ un debito che non è stato mai verificato. E, se accetti quella cifra senza battere ciglio, accetti anche tutti gli errori, le commissioni gonfiate e i calcoli sbagliati che si sono accumulati negli anni sul tuo conto.

Un inghippo come l’anatocismo bancario

Anche perché, quando si parla di conti correnti affidati, si parla il più delle volte anche di anatocismo bancario.

La forbice del debito in caso di anatocismo debito con irregolarità debito reale senza irregolarità

Un meccanismo che, a grandi linee, è noto quasi a tutti gli imprenditori che hanno linee di credito attive, ma che poi – nei suoi risvolti pratici – finisce ogni volta per stupire. Sì, perché l’anatocismo bancario ha un effetto devastante sul totale del debito, visto che inevitabilmente lo gonfia.

→ Se vuoi comprendere il meccanismo dell’anatocismo, leggi anche: Anatocismo bancario, una panoramica completa

Il punto è che la legge, su questo, è stata sempre molto chiara. E infatti calcolare interessi su interessi nell’ambito di un fido bancario è una pratica illegittima. Eppure, per anni, molti clienti di banca sono state vittime inconsapevoli di questo sistema. 

Se la banca ti chiede di rientrare di 100mila euro, chi ti assicura che buona parte di quel debito non sia il risultato di un calcolo sbagliato fatto a monte? Sbagliato, o volutamente truffaldino. Guarda, per esempio, alcuni dei nostri casi reali di ricorsi per anatocismo. I rimborsi ottenuti dai nostri associati superano persino gli 80mila euro. Parliamo di soldi che questi imprenditori hanno restituito alla banca sulla base di una richiesta totalmente illegittima.

Perché la banca conta sulla tua stanchezza. Conta sul fatto che, preso dal panico per la chiusura del fido, tu faccia di tutto per pagare, per evitare ripercussioni future. Solo che, a quel punto, firmare un piano di rientro a occhi chiusi, senza aver prima verificato (o fatto verificare) eventuali irregolarità sul conto corrente affidato, è un errore fatale, ti condanna, e non puoi permetterlo.

Se accetti quel debito così com’è, paghi alla banca più del dovuto, magari proprio mentre già annaspi per un piano di rientro ingiusto. 

Non cedere subito alla richiesta di rientro

Cosa devi fare, allora, tu imprenditore quando ricevi la fatidica PEC, o raccomandata? Di sicuro non devi cedere. Non devi arrenderti. Prima di versare anche un solo euro per coprire il debito, fatti una domanda: quello che la banca ti chiede è un debito reale o è il risultato di una contabilità ‘gonfiata’ che non ha mai rispettato la legge? Chieditelo, e inizia a muoverti da lì. 

Anche perché oggi difendersi è possibile. Attraverso una perizia tecnica sui tuoi estratti conto, la nostra associazione (Associazione ADifesa) può ricostruire la storia del tuo rapporto con la banca. E quindi anche ‘ripulire’ il saldo da tutto ciò che non era dovuto: gli interessi anatocistici, le Commissioni di Istruttoria Veloce (CIV) applicate senza criterio, le spese mai pattuite…

Non è raro scoprire che il debito reale è decisamente inferiore a quello preteso. Considera che per nostra esperienza l’anatocismo sui conti correnti affidati si verifica almeno tre volte su cinque, cioè su più della metà dei conti correnti analizzati.

 

La revoca del fido è il momento in cui la maschera della banca partner, della banca amica, cade. Perciò è anche il momento in cui devi smettere di essere un cliente passivo per cominciare a essere un imprenditore consapevole dei propri diritti. Il credito bancario è un servizio che paghi profumatamente, non di certo un favore che ti viene concesso e che può essere revocato con un clic senza spiegazioni.

Se la banca ha deciso di staccare la spina proprio nel momento del bisogno, non puoi restare fermo a guardare. Verifica il tuo conto, contesta l’abuso e riprenditi quello che è tuo. L’Associazione ADifesa è qui (anche) per questo.

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