Il grande bluff delle polizze obbligatorie nei prestiti

Il grande bluff delle polizze assicurative obbligatorie - Copertina di ADifesa - Articolo dell'Avvocato Andrea Ruocco

Il grande bluff delle polizze obbligatorie nei prestiti

Il nuovo D.Lgs 212/2025 protegge davvero dai ricatti delle polizze in banca? Tra la nuova legge e la realtà potrebbe nascondersi un’altra insidia.

Il grande bluff delle polizze assicurative obbligatorie - Copertina di ADifesa - Articolo dell'Avvocato Andrea Ruocco

«Se vuoi il finanziamento, devi firmare la nostra polizza. Altrimenti la pratica non passa». Quante volte, nel segreto di un ufficio bancario, i clienti si sono sentiti rivolgere questa frase?

Sul web le testimonianze sono tantissime. Storie di consumatori che sanno benissimo che la polizza in banca costa cinque volte di più di quella del proprio assicuratore, ma che accettano perché di quel prestito hanno bisogno

Ecco, con il decreto legislativo 212/2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale a gennaio 2026, il governo stabilisce che la tua banca – pur avendo tutto il diritto di chiederti una polizza assicurativa per “stare tranquilla” in caso di prestito – non può obbligarti a stipulare la sua.

In parole più semplici: con il nuovo decreto, si potrà scegliere la polizza in autonomia (magari quella dell’assicuratore di fiducia che costa la metà) e la banca dovrà accettarla. Senza alzare il tasso d’interesse né cambiare di una virgola le condizioni che ti ha promesso.

Solo che esiste la legge, ma esiste pure la realtà. Quella realtà in cui – provando a proporre una polizza diversa – la pratica si blocca misteriosamente o finisce per essere rifiutata.

Del resto, per anni le banche hanno trasformato il credito al consumo in un veicolo per vendere prodotti assicurativi. Fino a oggi, insomma, la polizza è stata più di un semplice strumento di tutela. Piuttosto, la si potrebbe definire il vero “core business” delle banche nazionali.

Lo dimostra anche la prassi tanto diffusa di includere l’intero premio assicurativo nel calcolo del debito residuo, anche in caso di estinzione anticipata. Una prassi illecita, ovviamente, che qui in ADifesa contrastiamo da anni, permettendo ai nostri associati di recuperare le somme pagate indebitamente.

Cosa succede al premio assicurativo in caso di estinzione anticipata? Apertura Prestito CHIUSURA DEL CONTRATTO Copertura assicurativa Copertura assicurativa non valida, ma comunque conteggiata.

Di fatto per le banche il guadagno non sta più tanto nel tasso di interesse (il TAN, quindi), ma nelle ricche commissioni che la stessa banca riceve dalla polizza assicurativa. 

Ora la nuova disciplina pubblicata in Gazzetta il 9 gennaio prova in effetti a spezzare questo meccanismo. Ma possiamo davvero essere ottimisti? Sappiamo bene che il divieto di imporre una polizza bancaria esisteva anche da prima del decreto. Il decreto legge 1/2012, quello che disciplina la concorrenza insomma, lo stesso che questo decreto legislativo di dicembre 2025 va a modificare, chiedeva già alle banche di lasciare il cliente libero di scegliere l’offerta assicurativa più competente.

Nel farlo, si appellava alla ‘buonafede’ di banche e intermediari, o meglio a quello che l’art. 183 del Codice delle Assicurazioni Private, definisce come «diligenza, correttezza e trasparenza», tutte cose che – lo sappiamo bene qui in ADifesa – spesso mancano negli sportelli bancari. Guardate, per esempio, cosa racconta questo consulente bancario anonimo su Reddit.

Allora, possiamo essere ottimisti? Per noi di ADifesa la risposta resta – purtroppo – un cauto no. Per anni le banche hanno trasformato il premio assicurativo in un onere occulto; è probabile che continueranno a farlo. Senza un meccanismo sanzionatorio automatico e severo, il consumatore resta solo contro un colosso.

La norma del 2026 prova in effetti a cambiare le regole del gioco. Ma, siamo onesti, è ancora la banca che tiene in mano tutte le carte. 

Intanto, come associazione consumatori, continueremo la nostra battaglia. Che oggi, grazie al nuovo decreto legislativo, si arricchisce di nuovi strumenti. Associati per tutelare i tuoi diritti.

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