Il ricorso ABF

Il ricorso abf, i numeri 2016 delle cessioni del quinto

In Italia dagli anni ’50 esiste una modalità di prestito identificata come “cessione del quinto” che consiste nella stipulazione di un contratto di debito le cui rate sono pagate dal cliente tramite la cessione di una quota massima pari al 20% dello stipendio mensile. Le rate non possono essere inferiori ai 24 mesi e maggiori di 120; con la stipula vengono chieste alcune commissioni, tra cui una quota assicurativa in caso di decesso o cessione del contratto di lavoro. Il Cdq può essere richiesto da lavoratori dipendenti ma anche da pensionati di tutti gli enti previdenziali.

Per le controversie che possono nascere sulla base del diritto bancario è possibile rivolgersi ad un organismo indipendente denominato ABF (Arbitro Bancario Finanziario) che si occupa della gestione dei contenziosi che possono nascere tra i clienti, le banche e di altri intermediari.

Cessione del quinto: cifra record di oltre 13 milioni rimborsati ai clienti nel 2016

Nel corso del 2016 i ricorsi per la cessione del quinto sono aumentati notevolmente. Già nel 2015 il tasso di crescita era aumentato rispetto all’anno precedente e le decisioni dell’ABF sono state per la maggior parte a favore dei clienti. Il fatto che il cliente possa avere la possibilità di essere tutelato in modo economico e veloce da parte dell’Arbitro Bancario Finanziario costituisce un ulteriore aiuto per coloro che hanno necessità di accendere un mutuo. I ricorsi e le somme rimborsate sono un’ulteriore prova del funzionamento di questo organismo a tutela dei consumatori.

Parliamo di numeri: ecco i dati presentati dall’ABF

I dati, che sono facilmente consultabili anche online sul sito dell’Arbitro Bancario Finanziario, mostrano come negli ultimi anni i ricorsi per la cessione del quinto siano aumentati. Nel 2015 si parla di un’aumento del 102% rispetto al 2014, con oggetto per la maggior parte società finanziarie e banche estere; nel 2016 si ha addirittura un aumento del 121% rispetto all’anno precedente.

L’ABF, durante il 2016, ha espresso decisioni per un totale di 13.770, favorevoli per il cliente nel 75% dei casi. L’accoglimento dei ricorsi è stato effettuato in forma parziale o totale, con un rimborso lordo ottenuto dai clienti che supera addirittura i 13 milioni di euro. Le società finanziarie dovranno pagare una cifra sostanziosa per errori commessi riguardanti principalmente la scorrettezza e la scarsa trasparenza dei contratti, con la fattispecie dell’usura sopravvenuta.

Tale usura riguarda principalmente l’ipotesi in cui il tasso d’interesse risulta superiore al tasso-soglia successivamente alla stipulazione del contratto. Infatti, altri dati interessanti mostrano che i ricorsi che riguardano le carte di credito e di debito sono in diminuzione, invariati rimangono quelli relativi ai conti correnti e in aumento sono, invece, quelli riguardanti i mutui (che hanno una probabilità maggiore di ricorrere in tassi usurari).

La mancata trasparenza dei contratti

L’aumento abbondante del numero di ricorsi riguardanti la cessione del quinto ha come oggetto principalmente la mancanza di chiarezza da parte delle finanziarie e degli intermediari nei contratti stipulati. Non garantendo la società di credito un’adeguata documentazione al cliente, lo stesso si trova privato di norme da seguire durante la gestione della restituzione del debito.

Questo comportamento scorretto delle banche nei confronti dei clienti è stato più volte rimproverato da parte della Banca d’Italia che cerca di sollecitare comportamenti corretti. Non di rado il problema principale trova la causa negli operatori stessi che tendono ad agire in modo approssimativo, cercando di vendere un pacchetto ad un cliente che al momento della stipula crede di pagare una certa cifra, la quale, poi, viene aumentata nel tempo, portando ai cosiddetti tassi usurari. Un modo per risolvere tali comportamenti scorretti degli operatori potrebbe essere quello di aumentare la sorveglianza da parte delle banche utilizzando professionisti del settore per evitare incomprensioni tra il cliente e la società erogante il prestito nella gestione dei mutui.



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