Coronavirus, le segnalazioni alle Centrali rischi sono sospese?

Con l’arrivo della seconda ondata di contagi, si torna a parlare di sospensione delle segnalazioni nelle Centrali rischi. Cosa succederà in Italia?

Non certo inaspettata, eppure quasi inevitabile: l’emergenza Coronavirus ci ha travolto, di nuovo, alle porte dell’autunno. Tra coprifuoco confermati e lockdown scongiurati (almeno per il momento!), la situazione attuale ci vede bloccati in limbo. Difficile fare previsioni, specie se di rinascita. Al più possiamo sperare nel contenimento, sia dei contagi che degli effetti dannosi sull’economia.

In queste settimane tragiche, a trovarsi in bilico sono soprattutto le famiglie e le imprese che avevano firmato accordi per prestiti, finanziamenti e mutui prima che il Covid-19 sconvolgesse le vite di tutti. Sono le stesse persone che già nella primavera del 2020 si sono ritrovati in pieno dissesto, incapaci di rispettare i termini stabiliti dagli istituti di credito, e che oggi ancora una volta rivivono l’incubo dei debiti, del tracollo economico a cui non si riesce a mettere un freno.

Con tutte le conseguenze del caso. Sappiamo bene, infatti, cosa comporta un ritardo nel rimborso di una o due rate mensili. Noi di ADifesa ne abbiamo parlato spesso: le banche non ammettono trasgressori. Ma se è vero che le Centrali rischio fanno comunque il loro dovere (Leggi sull’argomento: Centrale rischi: cos’è, a che serve e come funziona), allo stesso tempo migliaia di cittadini potrebbero ritrovarsi con una reputazione creditizia fortemente danneggiata per colpa di una situazione fuori dal loro controllo.

È per questo motivo che oggi, così come è già successo tra marzo e aprile di quest’anno, ritorna a gran voce la richiesta di una sospensione delle segnalazioni alle Centrali rischio. Una soluzione che, pur non essendo definitiva, rappresenterebbe però una svolta significativa per chi ha perso il lavoro o ha dovuto chiudere la sua attività commerciale nel rispetto degli ultimi DPCM.

Segnalazioni sospese causa Covid: cosa è stato fatto finora?

Della sospensione delle segnalazioni se ne è già parlato nei mesi scorsi. Certo, in primavera, nel pieno dell’emergenza sanitaria, ai vertici del Governo quasi nessuno pareva ascoltare il grido di aiuto di chi aveva un debito in corso. Dopo il lockdown però le cose sono andate diversamente.

Il “Decreto liquidità” è stato approvato dalla Camera il 20 maggio 2020 ed è entrato in vigore subito dopo, a partire dal 19 giugno. Obiettivo ultimo dei suoi emendamenti è stato offrire un aiuto concreto a «imprese, artigiani, autonomi e professionisti», così come si legge nel documento. Un sostegno economico, arrivato dal Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese, pari a 100 miliardi di euro di liquidità.

Ma non si è trattato solo di questo. Il decreto ha infatti stabilito una nuova regola riguardo le segnalazioni in Centrali rischio, una regola valida fino al 30 settembre 2020 e che, in qualche modo, ha riabilitato i cattivi pagatori almeno nel breve periodo.

Una sospensione delle segnalazioni valida solo per le piccole imprese

Secondo quanto stabilito dal decreto, hanno potuto usufruire della sospensione delle segnalazioni soltanto le piccole e le micro imprese che di più hanno risentito della crisi economica durante la quarantena.

Stiamo parlando quindi di tutte le attività commerciali a cui è stata imposta la chiusura forzata durante i mesi di marzo e aprile. Ma stiamo parlando anche di tutte quelle imprese che, per via di un fatturato annuo già piccolo in origine, avrebbero enormi difficoltà ad uscire dai debiti, se non richiedendo nuova liquidità.

Ovviamente le misure adottate non sono state rese universalmente valide. Ad essere riabilitati infatti soltanto coloro che non avevano ricevuto segnalazioni nelle Centrali rischi prima del 31 gennaio 2020, ovvero quando ancora il pericolo Coronavirus non aveva compromesso l’economia del paese.

Inoltre la parola “sospensione” non è quella più adatta per descrivere la soluzione voluta dalle commissioni Finanze e Attività produttive. L’attività delle Centrali rischi infatti non è affatto “sospesa”. Ed è la stessa Banca d’Italia a specificarlo, tanto che dal suo portale scrive:

«Se la Centrale dei rischi (CR) venisse sospesa o chiusa, le banche e le società finanziarie non avrebbero informazioni aggiornate sui comportamenti dei clienti rispetto ai debiti contratti.  Ciò potrebbe renderle meno propense a concedere finanziamenti, o indurle a erogarli a condizioni meno favorevoli per tutti. Non verranno segnalati ritardi nei pagamenti per coloro che beneficiano della moratoria [prevista dal decreto, ndr], in quanto le rate sono sospese.»

Pertanto nulla è mai cambiato nel lavoro delle Centrali Rischio. Chiunque abbia chiesto un prestito è comunque finito nei Sistemi di Informazione Creditizia, sia privati che pubblici. Piuttosto si può parlare di estensione del periodo di rimborso, o di ritardi nel pagamento che per il momento non fanno scattare la segnalazione come cattivo pagatore.

E adesso, le segnalazioni alle Centrali rischi sono sospese?

L’emergenza Coronavirus adesso non è poi tanto diversa da quella vissuta in primavera. Diverse sono, certamente, le misure di contenimento che ha voluto il Governo. Nessun lockdown in vista, per il momento. Ciò nonostante, le condizioni economiche delle famiglie e delle imprese italiane è ancora in bilico, e le disposizioni sul coprifuoco serale/notturno non aiutano in tal senso.

E infatti si è resa necessaria una proroga, anche per il “Decreto Liquidità”, che attualmente è stato reso valido fino al 31 Dicembre 2020. Rimane invariato tutto il resto: sono sempre le piccole e le micro imprese a poterne usufruire, e sempre per chi è stato segnalato come cattivo pagatore dopo il 31 gennaio 2020.

Si tratta comunque di una soluzione significativa che permetterà alle attività commerciali di sopravvivere nonostante il periodo di crisi economica gravissima in cui vertiamo tutti.

Ma sospendere le segnalazioni in Centrale rischi serve davvero?

In verità, la sospensione delle segnalazioni nelle Centrali rischi potrebbe rivelarsi problematica una volta terminato il periodo di proroga.

Perché sì, il decreto è sicuramente utile nel breve periodo per gli imprenditori quasi al collasso. Ma cosa succederà a chi lo stesso non è riuscito a mettersi in piedi, cosa complicata in questi tempi incerti? Non riuscirà comunque a pagare. Le rate dei suoi finanziamenti rimarranno insolute, e nella lista dei Cattivi pagatori ci finirà lo stesso.

La gestione di un prestito, specialmente in un periodo come questo, richiede molta attenzione. Con o senza decreto legge. E molta attenzione richiede anche la gestione della propria reputazione all’interno dei Sistemi di Informazione Creditizia.

Se stai pagando le rate di rimborso di un finanziamento o un mutuo, cerca di tenere sotto controllo la tua posizione all’interno delle Centrali rischio, anche se hai usufruito della moratoria prevista dal Governo. E se qualcosa nella tua segnalazione come cattivo pagatore ti puzza, puoi sempre chiedere un aiuto a noi.



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