L’anatocismo bancario spiegato in breve

Interessa tre conti corrente su quattro, e forse pure il tuo. Sai cos’è l’anatocismo bancario? Qui te lo spieghiamo in breve.

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Se hai un conto corrente affidato, le parole anatocismo bancario non ti suoneranno nuove.

Eppure ci sono grosse probabilità che tu non sappia, fino in fondo, in cosa consista: l’educazione finanziaria su questi temi è volutamente lacunosa. Anzi, è proprio su questa lacuna che le banche gettano le basi dei loro contratti scorretti.

In altre parole: meno ne sai, più alte sono le possibilità che la banca se ne stia approfittando.

Con questa mini-guida di ADifesa, potrai finalmente fare tuo il significato di anatocismo bancario, e comprendere quando e come metterti al riparo da possibili illeciti.

Cosa si intende per anatocismo bancario?

Per anatocismo bancario si intende una pratica (o metodo) di calcolo degli interessi applicati a un conto corrente affidato, che “gonfia” il capitale residuo da restituire sfociando in poco tempo nell’usura bancaria. Questa, in breve, la spiegazione di anatocismo.

In cosa consiste, dunque? In sostanza la banca ti accredita sul conto corrente gli interessi passivi – e quindi i costi – che devi affrontare entro un certo periodo. In altre parole capitalizza gli interessi, ovvero li considera come parte del capitale del conto corrente e applica su questi nuovi tassi di interesse. Nel giro di poco tempo l’importo da restituire crescerà senza che tu te ne renda conto.

È così che l’anatocismo sfocia nell’usura bancaria: se anche gli interessi producono interessi, il valore di questi aumenterà in modo esponenziale, superando il tasso soglia come succede con i tassi di interesse usurari.

→ Che cos’è la capitalizzazione degli interessi?

La capitalizzazione degli interessi è il nodo centrale dell’anatocismo bancario. Un conto corrente affidato produce interesse passivi perché comporta costi di gestione e commissioni. Questi però vengono aggiunti al capitale – quindi capitalizzati – finendo per essere inclusi nel calcolo degli interessi. Tale pratica può riguardare anche gli interessi attivi, ovvero i risparmi che hai maturato fino a un certo punto.

Sul piano normativo, si parla di anatocismo bancario soprattutto in relazione al suo divieto. Così succede nell’art. 1283 del Codice Civile, e anche nell’art. 120 del Testo Unico Bancario che in particolare si pronuncia riguardo la capitalizzazione degli oneri finanziari, e dice:

«[…] gli interessi debitori maturati, ivi compresi quelli relativi a finanziamenti a valere su carte di credito, non possono produrre interessi ulteriori, salvo quelli di mora, e sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale»

Le conseguenze dell’anatocismo bancario sono di facile intuizione, alla luce di quanto detto finora. Se aumentano gli interessi e con essi anche il capitale da restituire, chi è titolare di un conto corrente affidato si ritroverà in poco tempo a gestire un debito fin troppo esteso per le sue tasche. Un debito che non era possibile prevedere – in quanto frutto di una pratica illegale – e che potrebbe trascinare chiunque in una condizione di indebitamento irrisolvibile.

Quando si verifica l’anatocismo bancario?

L’anatocismo bancario può verificarsi in diverse situazioni che prevedono la presenza di un conto corrente, sia esso affidato o semplice.

Abbiamo finora menzionato soprattutto il conto corrente affidato perché sui conti con fido bancario l’anatocismo è un fenomeno particolarmente diffuso. Secondo l’esperienza di ADifesa, almeno tre conti affidati su quattro presentano irregolarità di questo tipo.

L’anatocismo su fido bancario, che capitalizza gli interessi passivi del finanziamento, necessita quindi di particolare attenzione. E lo stesso vale – sebbene in misura minore nell’ultimo periodo – per l’anatocismo bancario sul mutuo o su un conto corrente base.

Le conseguenze più gravi interessano però il conto corrente affidato, soprattutto nei casi di revoca del fido. Quando la banca avanza una richiesta di rientro, per l’imprenditore vittima di anatocismo bancario coprire il debito diventa impossibile.

Pertanto, se sei alle prese con un conto corrente affidato – magari ancora in corso o estinto negli ultimi dieci anni –una verifica sul conto per capire se c’è anatocismo potrebbe salvare la tua azienda dall’insolvenza.

Come capire se c’è anatocismo sul tuo conto corrente?

Per capire se la banca ha fatto ricorso all’anatocismo, bisogna partire da documenti bancari come il contratto e l’estratto conto.

Quest’ultimo, in particolare, è utile perché – lo ricordiamo – l’anatocismo è una pratica illegale ed è più facile trovarne riscontro all’interno dell’estratto conto che su un contratto. Il contratto bancario piuttosto può aiutarti come riferimento per capire cosa hai firmato e quanto della gestione del conto è legale o meno.

Due sono gli step da seguire per scovare l’anatocismo e trovare una soluzione:

1) Cerca delle avvisaglie nel conto

Avvisaglie, elementi sospetti, dettagli che possono far pensare alla presenza di anatocismo bancario. Un esempio? Spese troppo alte che non avevi preventivato, e un debito difficile da risolvere.

Se hai per le mani un fido bancario ma la restituzione del debito è diventata impossibile, potresti avere a che fare con un problema di anatocismo.

Tra le situazioni che possono farti sospettare delle irregolarità, troviamo anche per esempio lo scoperto di conto. Un saldo negativo – che per altro si traduce sempre in una richiesta di rientro – potrebbe essere il segnale di una pratica scorretta.

 

2) Chiedi il supporto di professionisti

Il supporto di professionisti di diritto bancario (e non solo) è essenziale per risolvere problemi di questa natura.

Il calcolo dell’anatocismo è infatti un lavoro per esperti, che richiede competenze specifiche di matematica finanziaria e una conoscenza dettagliata della normativa.

Inoltre, per avere giustizia, è necessaria una perizia approfondita sui documenti bancari già menzionati. Perizia che può essere avviata solo da professionisti in materia.

ADifesa per esempio lavora proprio così: verifica per te la presenza di anatocismo e ti aiuta a risolvere nel più breve tempo possibile i tuoi problemi con la banca. Ai nostri esperti serve soltanto:

  • il contratto di apertura del conto corrente
  • tutti gli estratti conto
  • il riassunto scalare periodico

Per saperne di più sui documenti necessari, vai qui.

Se non sai cosa fare in caso di anatocismo, contattare un professionista è l’unico consiglio realmente valido che possiamo darti.

L’anatocismo bancario dà diritto al rimborso?

Sì, ed è pure un rimborso cospicuo.

Si tratta di un rimborso degli interessi pagati in eccesso, che mette fine all’anatocismo sul tuo conto corrente una volta per tutte.

Se ti affidi ad ADifesa, saranno i nostri esperti di finanza a calcolare le somme che ti spettano e ad avviare per te il ricorso giudiziale.

Il tutto al solo costo delle spese di pratica, a cui si aggiunge un piccolo contributo da versare dopo aver ottenuto il rimborso.

ADifesa infatti non è uno studio legale, ma un’associazione consumatori specializzata in prodotti finanziari e contratti bancari illegali, e che si avvale dell’aiuto di avvocati, fiscalisti ed esperti di finanza.

Se sospetti di essere vittima di anatocismo, contattaci inviando una email a contatti@adifesa.it.

Associazione ADifesa