Centrale rischi: cos’è, a che serve e come funziona

Girano voci sulle Centrali rischi. Dicerie – quasi mai confermate – che tolgono il sonno a chi ha intenzione di chiedere un prestito.

Si dice, ad esempio, che sia sufficiente un solo giorno di ritardo nel rimborso delle rate per finire irrimediabilmente nella lista nera dei debitori. «E chissà poi che cosa mi aspetta…» è il pensiero di molti.

Falsi miti. Un cumulo di leggende metropolitane che, seppure spingono i debitori a rispettare i tempi di rimborso con responsabilità, d’altro canto finiscono per spaventare chi non conosce bene il settore dei finanziamenti.

In questo articolo volevamo partire dalle basi. Ovvero spiegare cos’è davvero la Centrale rischi, qual è la differenza tra la Centrale rischi e il CRIF e, soprattutto, come funziona la raccolta di informazioni creditizie su chi ha contratto un debito.

Scoprirai, leggendo, che si tratta di uno strumento meno temibile di quanto si pensa. E che, sebbene entrarci dentro sia nella maggior parte dei casi inevitabile, non c’è nulla di cui tu debba preoccuparti.

Cos’è la Centrale rischi

La Centrale rischi (conosciuta anche come Centrale dei Rischi di Banca d’Italia o CR) è un organismo che raccoglie e fornisce informazioni sulla posizione creditizia di chi ha chiesto un prestito o lo ha già ottenuto.

Che vuol dire posizione creditizia? Parliamo, in parole semplici, della tua reputazione in quanto debitore. Hai prestiti in corso che non sono stati ancora rimborsati? Paghi le rate con puntualità? Hai un reddito abbastanza alto che possa garantire un rimborso senza problemi? Insomma: sei un debitore affidabile?

Quello che le banche e gli intermediari finanziari hanno bisogno di capire, prima di concederti un prestito, è se si possono fidare di te. Vogliono sapere fin da subito se corrono un rischio di insolvenza, ovvero la probabilità che tu possa creare dei problemi in futuro. Pertanto la Banca d’Italia raccoglie dati su ogni debitore, li conserva e li comunica alle banche o società finanziarie a cui hai chiesto un finanziamento.

Uno strumento utile per le banche

Hai mai pensato a cosa succederebbe se nessuno restituisse i prestiti che ha ricevuto? Bene, te lo diciamo noi: crollerebbe l’intero sistema finanziario.

Un debitore che non è in grado di rimborsare le rate come pattuito rappresenta di fatto un bel problema. E non solo per la banca che eroga il finanziamento – sebbene poi sia la principale vittima dell’insolvenza – ma per tutto il sistema che funziona proprio perché i soldi prestati alla fine tornano.

L’esistenza di una Centrale rischi, e quindi di un archivio che raccoglie informazioni sui debitori, diventa allora uno strumento essenziale. In fondo, nel momento in cui chiedi un prestito, l’istituto bancario o l’intermediario finanziario a cui ti sei rivolto non sa nulla di te. Quello che chiedi potrebbe essere il primo prestito della tua vita oppure l’ultimo di una lunga serie di finanziamenti che non hai ancora avuto modo di rimborsare.

«Chi chiede un finanziamento è consapevole della propria capacità di rispettare gli impegni presi», scrive la Banca D’Italia quando spiega l’importanza della sua Centrale rischi. Chi sta dall’altra parte no. E i tuoi dati possono essere una garanzia.

Inoltre, non bisogna sottovalutare un altro aspetto: una società che conosce la tua situazione creditizia potrà proporti delle soluzioni di rimborso su misura. In altre parole, avrai la possibilità di stabilire insieme all’agenzia di credito un piano di ammortamento che sia per te più vantaggioso.

Funziona un po’ come per le assicurazioni. Se possiedi un’automobile sai benissimo che, se non hai mai fatto incidenti, i costi di assicurazione sono più bassi. Succede perché l’agenzia assicurativa ha dei motivi in più per fidarsi di te. Allo stesso modo un’agenzia di credito concede ai suoi clienti più affidabili finanziamenti a condizioni migliori.

Centrale rischi e CRIF: qual è la differenza?

La Centrale dei Rischi della Banca d’Italia non è l’unico archivio di informazioni creditizie che esiste in Italia. Ce ne sono infatti molti altri, che fanno capo a società private e vengono chiamati genericamente con l’acronimo SIC, ovvero Sistemi di Informazione Creditizia.

Uno di questi, che è anche il più conosciuto, si chiama Eurisc ed è gestito dal CRIF (Centrale Rischi d’Intermediazione Finanziaria). Il CRIF è una società privata, non ha nessun legame con la Banca d’Italia, ma la sua funzione è esattamente la stessa: raccoglie dati sui debitori e “gira” le informazioni agli istituti di credito che ne fanno richiesta.

La differenza tra i due sistemi di informazione riguarda invece il meccanismo di segnalazione. Approfondiremo questo aspetto nel paragrafo successivo. Per il momento basta sapere che la Banca d’Italia archivia informazioni sugli utenti che hanno contratto un debito pari o superiore a 30 mila euro, mentre per le centrali rischi private questo limite non esiste.

È bene sapere che sia il CRIF che la Centrale rischi della Banca d’Italia devono comunque rispettare la normativa sulla privacy dei dati personali, e che tale disposizione vale anche per tutti gli altri SIC che lavorano in Italia. Questo vuol dire che i dati presenti nell’archivio non possono essere divulgati, ma solo comunicati alle società finanziarie oppure, qualora richiesto, anche al singolo cittadino che vuole conoscere la sua personale posizione creditizia.

ATTENZIONE! Non confondere le Centrali Rischi con il CAI (Centrale d’Allarme Interbancaria) né con il Registro Informatico dei Protesti. Le Centrali Rischi archiviano infatti soltanto i dati relativi alla tua storia creditizia e riguardano in modo esclusivo prestiti e finanziamenti. Il CAI, pur essendo anch’esso un archivio dati, si concentra invece sulle carte di credito e sugli assegni scoperti e altre informazioni relative ai titoli finanziari. Il Registro Informatico dei Protesti invece raccoglie dati sui vaglia e gli assegni non pagati ed è gestito dalla Camera di Commercio.

Come funziona una Centrale rischi

Ricapitolando, la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia raccoglie dati sui debitori per dare qualche garanzia in più agli istituti di credito. Adesso però cerchiamo di capire meglio il meccanismo che rende efficace il lavoro di questo organismo.

Prima di tutto chiariamo un concetto fondamentale: per ogni debitore, la Centrale dei Rischi conserva sia le informazioni negative che quelle positive. Ecco perché non devi allarmarti se il tuo nome figura all’interno della banca dati. La segnalazione non ha di per sé nulla di preoccupante!

Di fatto funziona così: ogni trenta giorni banche e istituti di credito inviano alla Banca d’Italia dati che riguardano coloro che hanno chiesto un prestito. Non tutti i prestiti vengono segnalati. Per finire nel registro della Centrale dei Rischi della Banca d’Italia devi aver contratto un debito pari o superiore ai 30 mila euro, oppure trovarti in una situazione di sofferenza bancaria.

Sofferenza bancaria, che cos’è? Si parla di sofferenza bancaria quando si fa concreto il rischio che un debito non venga più saldato. Se hai chiesto un finanziamento e ti sei trovato a pagare in ritardo una-due rate, la banca intende la somma che ti ha prestato come un credito in sofferenza, ovvero una somma di denaro che potresti non restituire più. Questo tipo di segnalazione non ti rende un «cattivo pagatore». Ma la presenza di una sofferenza bancaria è comunque un dato di fondamentale importanza per chi fa credito.

Il meccanismo della Centrale dei Rischi però non si ferma lì. Nello step successivo, la Banca d’Italia invia agli intermediari finanziari e agli istituti di credito le informazioni che ha raccolto nel mese precedente su ogni singolo debitore. In questo modo, l’agenzia che ti ha concesso il finanziamento avrà sempre un’idea chiara riguardo la tua posizione di indebitamento globale.

Globale perché, come già saprai, puoi chiedere un nuovo finanziamento anche se ne hai già uno in corso. E puoi chiederlo anche presso un’altra agenzia di credito, a cui fa comodo sapere come procede il rimborso delle rate dei prestiti che gli altri ti hanno già concesso.

Le informazioni girano dunque, e creano un flusso continuo. Con un’attenzione speciale per la privacy, ovviamente! Sebbene la Centrale dei Rischi registri molte informazioni riservate riguardo la tua storia creditizia, può comunicarle soltanto agli intermediari e alle banche con i quali hai un prestito in corso o in trattativa.

Questa procedura che ti abbiamo appena spiegato viene applicata anche dalle Centrali rischi private, ovvero quelle di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente. L’unica differenza, ma ne avevamo già fatto menzione, riguarda i requisiti minimi per finire nell’archivio.

Per le Centrali rischi private, come ad esempio quella gestita dal CRIF, ti basta aver richiesto un prestito di una qualsiasi cifra perché il tuo nome e le informazioni su di te figurino nel loro archivio. La Centrale dei Rischi della Banca d’Italia, invece, che è un organo statale, sotto i 30 mila euro non tiene conto delle tue informazioni a meno che non ci sia una condizione di sofferenza bancaria.

Vieni segnalato anche quando sei solo un «garante»

Come dicevamo prima, all’interno di una Centrale rischi non ci sono solo informazioni negative su chi contrae un debito.

Si tratta, invece, di un archivio dati che offre un quadro completo sulla salute del sistema finanziario. È proprio per questo che anche chi ha fatto da garante per un prestito altrui finisce inevitabilmente nel registro delle Centrali rischi.

Alcuni istituti di credito concedono un prestito solo a chi può fornire il nome di un garante, per tutelarsi ancora di più. Ma il garante deve avere una situazione redditizia favorevole perché possa effettivamente «garantire» sul rimborso. E non solo: è necessario che il suo livello di affidabilità creditizia sia alto e che le informazioni sul suo conto siano positive. Per questo le Centrali rischi conservano al loro interno anche i dati relativi ai garanti.

Se hai fatto da garante per un prestito concesso a qualcun altro, allora puoi star certo che il tuo nome sarà incluso nel registro di una Centrale rischi.

Ricapitolando, una Centrale rischi raccoglie informazioni su:

  • chi ha chiesto un prestito pari o superiore a 30mila euro (per le Centrali rischi private, questo tetto massimo non esiste);
  • chi si trova in uno stato di sofferenza bancaria, ovvero ha pagato in ritardo una o più rate del rimborso;
  • chi garantisce sui prestiti altrui.

Sì, ma cosa ti rende un «cattivo pagatore»?

Diventi un «cattivo pagatore» quando non sei in grado di risolvere lo stato di sofferenza bancaria.

Nel momento in cui ti trovi a pagare in ritardo le rate di un rimborso, la banca o l’istituto di credito che ti ha concesso il prestito ti invia una comunicazione per sollecitarti a pagare. Se non riesci a restituire l’importo della rata anche in seguito al sollecito, passi in automatico da debitore in sofferenza a cattivo pagatore.

La condizione di cattivo pagatore comunque non riguarda soltanto i finanziamenti. Vieni classificato come tale anche quando firmi un assegno non coperto, quando paghi in ritardo le bollette, quando subisci un pignoramento, e così via.

Ad ogni modo, e a questo punto dovrebbe esserti già chiaro, la segnalazione in una Centrale rischi non ti rende in automatico un cattivo pagatore.

Buone notizie: la segnalazione in Centrale rischi non dura per sempre

Una delle preoccupazioni più grandi di chi contrae un debito riguarda le tempistiche delle Centrali rischi. Ovvero: le informazioni relative all’affidabilità creditizia per quanto tempo rimangono archiviate?

Su questo aspetto vige la normativa per la privacy dei consumatori. Pertanto, nel caso di informazioni positive, i dati vengono cancellati nell’arco del mese successivo, non appena l’istituto di credito comunica alla Centrale rischi il suo solito aggiornamento mensile.

Nel caso di informazioni negative o di segnalazione come «cattivo pagatore» invece la durata di conservazione può estendersi anche di molto. I tempi variano in base a quanto grave sia la tua insolvenza.

Ad esempio, se hai saltato soltanto uno o due rate, le informazioni negative sul tuo conto rimangono nell’archivio per 24 mesi dal momento in cui sei riuscito a regolarizzare il tuo debito con l’istituto. Invece, se le rate non pagate sono tre o più di tre, rimani nei registri per i 36 mesi successivi alla data di estinzione totale del debito.

La durata di conservazione è stabilita dal «Codice deontologico SIC». Non appena sarà trascorso il periodo di tempo stabilito per la tua tipologia di inadempimento, le informazioni su di te vengono cancellate in automatico.



Lascia un commento